giovedì 17 maggio 2012 ore 15:54,  S. Pasquale Baylon
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MACCASTORNA: DOV'È
Prendere la via Emilia in direzione Piacenza fino ad incrociare la S 234, in direzione Codogno. Giunti a Codogno proseguire, sempre sulla S 234 per Cremona. Superare Maleo e proseguire fino all'incorocio con la SP 47, in direzione Maccastorna.


UN PO' DI STORIA

E’ un paese le cui vicende storiche appaiono riassunte nel punto focale del piccolo agglomerato, il vasto castello che fu dei Bevilacqua, e nel quale pare il tempo si sia fermato.
Un ponte collega questo territorio con l’opposta sponda cremonese, da cui Maccastorna sembra trarre le sue origini più antiche, che secondo gli storici locali, dovrebbero risalire al XIII secolo ed identificarsi con quelle del castello (le cui vicende hanno determinato da sempre la storia del nucleo abitato), anche se non si esclude un’eventuale origine più remota. Si pensa ad una Rocca romana e poi a una longobarda.
Fin dopo la metà del XIII secolo, Maccastorna doveva essere un fortilizio atto a difendere il passo dell’Adda, e che si chimasse Belpavone. Il nome di Maccastorna, che si sostituì a quello di Belpavone, è derivante da una famiglia ghibellina di Cremona, detta de Mancastormis, che dominò in paese molti secoli fa.
Certo è che fu teatro della lotta tra guelfi e ghibellini. Si dice che i fantasmi degli uccisi vaghino ancora fra le mura e Maccastorne ne celebra l'arrivo ogni anno (vedi paragragi successivi). Tra gli altri fantasmi, il più "ragguardevole" e quello di Carlo Cavalcabò, assassinato a tradimento dall'amico Cabrino Fondulo. Era la sera del 24 luglio 1406, altri cronisti indicano invece il 5, il 17, il 26 luglio, per dire come ci fosse distrazione nel resocontare.
Nel 1417, il duca di Milano Filippo Maria Visconti, concesse il feudo a Galeotto Bevilacqua la cui genia, prima dei vari andazzi, era stata proprietaria.
Carlo Biancardi infine acquistò terre e maniero.

COSA VEDERE

Centro del basso Lodigiano, situato presso la sponda destra dell´Adda, poco a monte della sua confluenza con il Po. Maccastorna è il più piccolo comune della provincia di Lodi, situato in mezzo a terreni fertilissimi, grazie anche a una serie di bonifiche fatte durante gli anni Venti.

Il castello - Il cortile ha forma di trapezio che si avvicina ad un quadrato, la base maggiore è sui cinquanta metri, gli altri lati sui quarantacinque. Di vetusto sono rimaste le due balconate del 1400. Cinque delle otto torri che esistevano sono state "abbassate" a livello delle murature perimetrali. Da un secolo sono spariti il ponte levatoio e l'acqua del fossato; tutto intorno c'è ora un parco con bosco padano. Sulle mura, dall'esterno, si notano i mattoni di colore diverso, più sfumati, per un tratto fatto costruire per rendere più alta la cinta.
Dal basso all'alto della costruzione, troviamo: piano terreno, ammezzato, primo piano, ammezzato, sottotetto.
Ogni castello che si rispetti deve avere la sua storia di fantasmi e la Rocca non rinuncia al privilegio. Il 26 luglio di ogni anno ricorre l'anniversario dell'assassinio di Carlo Cavalcabò e dei suoi compagni, per ordine di Cabrino Fondulo. Ponendosi davanti all'edificio sulla sinistra dell'entrata, nei giorni di luglio prima e dopo la data indicata, si odono gemiti, lamenti. Sono le anime dei morti che cercano pace.

C'è poi"il pozzo delle spade" proprio nel luogo da dove provengono le "voci". Nel pozzo venivano gettati i cadaveri degli assassinati e le spade che spuntavano dalle pareti tagliuzzavano le povere carni. Sono stati notati degli spuntoni, resti delle lame, la profondità deve essere notevole, non si è riusciti a misurarla. Una botola metallica sigillata copre l'apertura, ad evitare qualche pericolosa curiosità. Vicino una botola rettangolare dà accesso ad un cunicolo, lungo qualche centinaio di metri, che porta alla chiesa del paese.
Le prigioni sono nella parte frontale del castello. Al primo piano ne esiste una riservata ai prigionieri importanti. L'ambiente è accogliente, è alto il soffitto a botte con una apertura all'esterno; sulle pareti i resti di decorazioni ed affreschi. Sotto, il carcere vero e proprio,, lugubre, con poca luce, il soffitto a non più di due metri dal piano, i muri spogli.

La chiesa di San Giorgio - La chiesa parrocchiale è dedicata a San Giorgio, costruita nel 1400, non si può tuttavia escludere che in epoca più antica sorgesse qui un edificio religioso. La chiesa attuale è tuttavia frutto di una trasformazione alquanto radicale attuata nel 1912: al primitivo tempio, ormai insufficiente a contenere la popolazione, fu aggiunta una campata, terminante con una nuova facciata neogotica. In occasione dei lavori di restauro del presbiterio effettuati nel 1981 fu rinvenuta un’iscrizione funeraria attestante la sepoltura nella chiesa del conte Riccardo Bevilacqua, morto nel 1488.
Nel 2002 venne restaurata la facciata, insieme all'altare e alla pavimentazione della cappella San Giuseppe interna alla chiesa.

IL MOMENTO MIGLIORE PER ANDARCI E LE CURIOSITÀ

La sagra di San Giorgioo - un evento che unisce processioni religiose a salameolla e ballo liscio e che richiama a Maccastorna migliaia di persone. Si tiene intorno al 24 aprile e dura circa tre giorni

La notte del fantasma - il 24 luglio arriva la ormai tradizionale "notte del fantasma". A Maccastorna nella notte del 24 luglio 1406 il castellano Cabrino Fondulo, dopo aver accolto amichevolmente gli avversari che gli contendevano il dominio di Cremona, li uccise a tradimento. Un orrendo massacro nel quale persero la vita i fratelli Carlo, Giacomo, Lodovico Cavalcabò e il fido giureconsulto Andreasio. Da quella notte - e qui finisce la storia e inizia la leggenda - lo spirito di Carlo Cavalcabò si aggirerebbe per i saloni del castello invocando vendetta.

I giorni della merla - Nei giorni che vanno dalla fine di gennaio fino ai primi giorni di febbraio, che la tradizione vuole come i più freddi della anno, il mondo rurale cercava, attraverso il canto e il fuoco, di propiziarsi il buon andamento della nuova stagione agricola. Una tradizione che si revoca ogni anno, con canti da una sponda all'altra del fiume Adda, collegando in questo modo lodigiano e cremonese in una competizione canora. In territorio di Maccastorna, si sono assiepano cittadini di Meleti e di Maccastorna che eseguono brani classici come "La merla", "La fiocca", "Uccellin di bosco" e "Confidenze all'Adda". Il fiume viene rischiarato da lumini multicolori e si accende un grande falò, sul quale viene bruciata la "vecchia" della tradizione a simboleggiare la stagione fredda che se ne va. Intorno ballano Martino e Marianna, maschere tipiche della campagna lombarda. Al termine, si festeggia con polenta, di salamelle, di cotechino e di scottadito, il tutto innaffiato dal vino.





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