giovedì 17 maggio 2012 ore 15:54,  S. Pasquale Baylon
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MARZANO: DOV'È
Da Lodi prendere la strada per Spino d'Adda (indicazioni per la SS415). Incontrata la SS 415 seguire per Zelo Buon Persico. Giunti a Zelo seguire le indicazioni per Merlino e poi per Marzano.


UN PO' DI STORIA
La storia del castello è molto antica: già nel '200 erano lì presenti delle fortificazioni, primigenia struttura sulla quale venne in seguito edificato il palazzo. La prima notizia certa è però del 1370, e riguarda un personaggio molto noto nel lodigiano proprio per i castelli che vi edificò: si tratta di Barnabò Visconti, il cui nome richiama immediatamente alla memoria i castelli di Sant'Angelo e di Pandino. Ebbene, nel 1370 Barnabò Visconti lo donò alla moglie Regina della Scala, e nelle mani dei visconti il palazzo rimase fino al 1412, quando Filippo Morliano lo ricevette come premio di fedeltà. La struttura fu oggetto di un importante restauro nel corso del '500, quando cominciarono frequenti cambi di proprietà: prima la famiglia Carcassola, poi i napoletani Tarsis, fino ai Trotti, che rimasero i proprietari fino al 1842.

Per tutta la seconda metà dell'800 la struttura fu utilizzata per l'allevamento dei bachi da seta, nel periodo in cui fu di proprietà di una famiglia di setaioli bergamaschi: i Frizzoni. Il palazzo passò ai Grugni nel 1912 del tutto spoglio, privo di mobili, arredi e quadri, di cui era stata disposto il sequestro a causa della precaria situazione economica dei Frizzoni. Ma le vicissitudini del castello non erano ancora finite: nel secondo dopo-guerra divenne ricovero di sfollati e la cappella rimase fino alla metà del '900 adibita a scuola elementare.
Fortunatamente tutti questi avvenimenti, pur provando duramente il palazzo, non ne hanno pregiudicato la struttura, e perfino gli affreschi e i soffitti a cassettone hanno resistito all'incuria.
Nel 1981 il palazzo è stato dichiarato "di interesse particolarmente importante" dal Ministero dei beni culturali.

COSA VEDERE
Il castello - L'edificio è in effetti una villa, una residenza di campagna per famiglia nobile, realizzata con criteri di grandiosità e signorilità, dotata di locali destinati alla residenza e di quelli destinati a rappresentanza e ritrovo. Fanno cornice le aree circostanti che erano in origine sistemate a giardino, frutteto, peschiera e prati.
La pianta rettangolare ha le dimensioni di metri 55x30 ed è sviluppata su due piani per un'altezza di 14 metri, oltre ai sotterranei. La torre svetta per 42 metri.
La reale consistenza del Palazzo risulta da un disegno acquerellato redatto dagli ingegneri Cerini e Ribaldi nel 1844. C'era una corte rustica che occupava l'attuale spazio d'accesso e un salone delle feste che si prolungava oltre il lato orientale. Si nota anche una strada che, iniziando dall'entrata dal lato sud allora esistente, procedeva in linea retta sino alla piazza centrale di Paullo. Sotto i Frizzoni i giardini con limonaia, la peschiera, i giochi d'acqua e i frutteti sparirono e furono recuperati a terreno agricolo. Fu demolita la parte oltre il lato est e alcune strutture della corte rustica; abbandonata l'entrata dal lato sud. Il materiale di recupero venne utilizzato per la costruzione dell'opificio Grugni e della cascina Brambilla. E' indubbio che il Palazzo subì una “ferita” che non sarebbe più stato possibile rimarginare. I Frizzoni piantarono sui terreni molti gelsi, utili per le foglie che alimentano i bachi.
Si entra da un portale ad arco con cornice a bugnato e ci si trova nell'androne con volta a botte. Il cortile è contornato da un portico con colonne in granito a doppio ordine. Il fondo mostra la loggia del primo piano con volte a crociera. Una balconata esiste anche all'esterno verso mezzogiorno. Le finestrelle sono a dividere quelle del piano terra da quelle del piano superiore. Il coronamento è costituito dal cornicione in muratura con mensoline a sostegno.

A lato del vialetto che porta all'ingresso, esiste una sorta di tettoia malandata (sono i “resti” delle stalle dove c'erano i cavalli) che mal si concilia con la maestosità dell'edificio. Le stanze sono una quarantina, poste su due piani per circa un migliaio di metri quadrati. Si alternano gli affreschi della sala delle divinità, quelle dei poeti, ancora quella dei fiori, dei paesaggi, delle scene arcaiche, ognuna con una propria tematica. I colori hanno resistito all'incuria, al logorio di secoli. Purtroppo l'intonaco si è sbriciolato in alcuni muri e gli affreschi sono gravemente rovinati. I soffitti a cassettone non hanno sofferto, sono integri. I pavimenti in cotto invece, sono piuttosto rovinati. Sul lato sud, al secondo piano, un lungo salone occupa tutta la parete; era probabilmente uno spazio destinato alla rappresentanza. Nelle decorazioni e negli affreschi prevale in buona parte l'ispirazione rinascimentale, ma non manca il Barocco nelle sue forme iniziali, meno greve di quello che si sarebbe affermato successivamente.

Altro - Marzano è una frazione di Merlino e il toponimo deriva forse dalla “Gens Marzia” romana.
La chiesetta, dedicata a S. Ambrogio vescovo, e risalente al 1615, è stata costruita su un precedente tempio, probabilmente anteriore all’anno Mille. Nella piazzetta, c’è una casetta rurale che vanta un’altra piccola torretta su cui è tracciata una linea marcapiano merlettata. Sul lato sinistro della costruzione, una insegna mette in risalto la presenza di una trattoria: “Osteria dei Cacciatori, da Teresa e Gino”: l’origine dell’osteria risalirebbe alla fine dell’Ottocento.

FACCIAMO QUATTRO PASSI (O UNA BELLA PEDALATA)?
È possibile raggiungere Marzano da Lodi con una piacevole pedalata (in tutto circa 13 chilometri)tra stradine e piste ciclabili. Partendo per esempio dal posteggio situato a Lodi, in piazzale 3 Agosto, in prossimità del Palazzo del Tribunale, si scende lungo la via Emilia dalla sommità del colle Eghezzonee e, dopo qualche centinaio di metri, si imbocca la deviazione per Montanaso Lombardo. Si raggiunge il paese e si segue la strada che scende dolcemente, fiancheggiando un piccolo maneggio. Si imbocca a sinistra la strada che si inoltra nella riserva della cascina Lazzara. Un ponte attraverso il nuovo canale derivato dalla Muzza. Un piccolo agglomerato rurale, completamente diroccato precede il leggero pendio che porta ad Arcagna. Giunti al paese, si devia a destra lungo la strada per le cascine. Si incontra prima cascina Grande, quindi si giunge alla chiesa: di fronte alla piazza un bivio indica a sinistra la direzione per il vecchio mulino, a destra la via per le cascine Fornasotto e Cagnola. Dal paese si prosegue per Villa Pompeiana. Oltrepassata una cappelletta posta sul ciglio destro della strada, si imbocca una via sterrata che conduce al Parco Ittico Paradiso dal quale si raggiunge Villa Pompeiana. Lasciata Villa Pompeiana, una strada sinuosa costeggia il declivio verso la valle del fiume e poco dopo si entra in Mignete, piccolo centro agricolo. Presso l'osteria si prende sulla destra una strada sterrata che sbocca sulla via Centrale di Casolate. Sulla destra si apre via Convento: dal sagrato della chiesa di S.Pietro l'itinerario si dirige verso Bisnate e si prosegue in direzione Zelo Buon Persico. Da qui si devia a destra per Marzano. La strada fiancheggia per breve tratto la nuova zona industriale.
I più pigri possono ridurre a 4 i chilometri di bicicletta, arrivando a Zelo Buon Persico seguendo l'itinerario tracciato sino a Mignete, continuando per la Strada Statale e raggiungendo la piazza della Parrocchiale: l'ultimo tratto dell'itinerario può essere portato a termine in bicicletta.
Sul sito della provincia si trova la descrizione delle piste ciclabili del territorio
clicca qui >>


IL MOMENTO MIGLIORE PER ANDARCI
Il 15 Gennaio si festeggia la Sagra di S. Mauro , protettore degli ammalati: in piazza si vendono i tradizionali "FILSON" di castagne, ossia filze di caldarroste.
E' una sagra religiosa ancora molto sentita e frequentata: molti vengono a far benedire abiti ed accessori alla pala rappresentante il Santo, custodita nella chiesa parrocchiale di Marzano. Fino a non molto tempo fa era anche occasione di incontro per molti che si fermavano poi a pranzo nelle trattorie del posto che per la ricorrenza cucinavano una tradizionale "trippa" paesana.
Il 29 Settembre, si festeggia poi S. Michele Arcangelo, santo protettore, con manifestazioni varie che si tengono l'ultima domenica di settembre.




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