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martedì 17 ottobre 2017 ore 16:53
S. Ignazio d'Antiochia
IL GIORNALE IN EDICOLA
DIALETTO
Il dialetto
Mi g’ho amò fidücia e credi ni miracui
31 maggio 2017

Ier som andai a truà Silvano Bescapè a Livraga. Lè un me amis e al m’eva telefunad che l’eva truad una cartulina vecia ad Fumbi. Mi fo sü i cartulin vecc e par vüna ad Fumbi som bon d’andà anca al’Infern. Silvano al fa al fotografo ad mestè, ma l’è al püsè grand culesiunista ad cartulin ad tüta Italia. Esageri no: se ti at gh’è bisogn d’una qualche cartulina o document sü qualsiasi argument par ilüstrà un libor che at sé adrè a scriu, se at gh’è da fa una mostra sü la Prima o Secunda Guera Mundial, se at vöi dal material sü la Croce Rusa parchè at l’han cercad, se t’interesa una qual futugrafia di Reali d’Italia dal mila e votcent o ad Garibaldi e Masini pr’una ricerca, se to mama la vor ved qualche foto da quand l’andeva a mundà al ris, se at pias ved una cartulina d’un qualsiasi pais, frasion, casina dal Lodigiano, se ricur l’aniversari ad Santa Cabrini o at g’hè necesità da v’eg qualche nutisia sül record dal casalin Francesco Agello, va da Silvano Bescapè, at pödi sta sicür che lü da un quai caset al tirarà föra quel che ti ta gh’è dumandad. Mi, di volt, am divertisi a cercag le robe püsè strane, pr’esempi che evi legid che Cesare Batisti l’era stai a Lod a tegn una cunferensa e che, quindi, gh’eva da esog una qual testimuniansa da cal fato lì: cul so soriso e l’espresion dal bon om che al g’ha sempor stampat süla facia, al derv un album e am fa ved al patriota trentino a Lod, al Gafurio adrè a parlà ala gent. Par quest disi che nisün, ma propi nisün al pöd stag ala pari a Silvano. Disi no che l’ha abandunad al so mestè ad fotografo, ma la pasion par quei che i’en i ricordi, par quel che serom e ades sem pü l’ha ciapad al supravent e, vialtor ac credarì no, ma quand s’infervurem in certi discurs n’ha vegn al magon parchè andem a tirà man le noste radici, andem a ved cume vivevun i nosti pà, i nosti nonu, ma cun una foga tale che l’è nò un ricurdà, lè riviu mumenti e esperienze che i’ han fai l’Italia, i’han fai Lod, Fumbi, la casina Piantada, me nonu, me mama, la me vita! Qualche volta al vegn a ca mia e mi ag fo ved, cun un po’ ad vargogna, i me album: lü i’ha guarda e, ogni tant al ciapa in man una cartulina e al dis che lü quela lì l’ha mai vista; mi pensi che al faga aposta par dam al cuntentin, ma, però, som propi lüghid. A cla manera chi, nüm perdem i ur: una cartulina la guardem davanti e dedrè, vedem chi l’ha scrita, a chi lè staia mandada, in che ani e cume e parchè lè cambiad cal post lì; se pö lè un castel d’un qual siuron di nosti part, cumincem a cüntà sü la storia da quand è stai fai sü cal castel lì e tüte le vicende che sem sü cal post lì. Par quest am vegn al magon quand Silvano al pensa che cla so pasion chi lè no ricunüsida; sì, parchè, di volt, Silvano al va in crisi e al fa di discurs brüt sü la fin che pöd fa tüta la so culesion che, ripeti, lè no apena una racolta ad cartulin, ma lè l’esensa dla storia, geografia, usi e costumi, vicende di om che ha fai la nosta tera: lü, quand lè propi su ad mural am dis: set che fin farà tüta la me culesion? Quela c’ha fai la libreria ad don Ferrante ni Promessi Sposi… “dispersa su per i muriccioli”… No, Silvano, mi g’ho amò fidücia e credi ni miracui: ti at g’hè un tesor che al pöd no andà su per i muriccioli; gà da esog un qualdün che as met una man süla cusiensa e ag riva a met a dispusision di nosti fiöi un patrimoni che, sensa esagerasion, al fa parte ad tüta l’ümanità. A pruposit, la cartulina ad Fumbi che Silvano l’eva truad, mi ag l’evi no e Silvano ml’ ha regalada.

IO HO ANCORA FIDUCIA E CREDO NEI MIRACOLI (traduzione)
Ieri sono stato a casa di Silvano Bescapè a Livraga. E’ un mio amico e mi aveva telefonato perché aveva trovato una cartolina vecchia di Fombio: io raccolgo cartoline vecchie e per una di Fombio sono capace di andare anche all’Inferno. Silvano, di mestiere, fa il fotografo, ma è anche il più grande collezionista di cartoline d’Italia. Non esagero: se hai bisogno di una cartolina o di un documento su qualsiasi argomento per illustrare un libro che stai scrivendo, se devi fare una mostra sulla Prima o Seconda Guerra Mondiale, se cerchi del materiale sulla Croce Rossa perché te l’hanno richiesto, se t’interessano fotografie del 1800 sui Reali d’Italia o su Garibaldi o Mazzini e la Giovane Italia per una ricerca, se tua madre o tua nonna vuole vedere fotografie dei tempi delle Mondariso, se ti piacciono cartoline di un paese, di una frazione o di una cascina del lodigiano, se ricorre l’anniversario di Santa Francesca Cabrini o vuoi documentarti sul record del casalino Francesco Agello, vai tranquillamente da Silvano Bescapè e stai sicuro che lui, da qualche cassetto, tirerà fuori la documentazione di cui tu hai bisogno. Io, alcune volte, mi diverto a cercargli le cose più strane come, per esempio, avendo letto che Cesare Battisti era stato a Lodi a tenere una conferenza sull’entrata in guerra da parte dell’Italia, dovevano, per forza, esserci testimonianze fotografiche di questo passaggio. Silvano col suo dolce sorriso e con l’espressione gentile di chi non vuole mai esserti superiore, apre un album i mi mostra il patriota trentino a Lodi, al Gaffurio mentre parla ai convenuti. Per questo affermo che nessuno, ma proprio nessuno è al livello di Silvano Bescapè. Io non dico che ha abbandonato il lavoro di fotografo, ma la passione per quelli che sono i ricordi, per quello che eravamo e ora non siamo più, ha preso il sopravvento e, voi non ci crederete, ma quando ci infervoriamo in certi discorsi ci viene un nodo in gola perché andiamo a risalire alle nostre radici, andiamo a vedere come vivevano i nostri padri e i nostri nonni, ma con una partecipazione tale che non è solo un ricordo, ma un rivivere momenti ed esperienze che hanno fatto l’Italia, Lodi, Fombio, la cascina Piantada, mio nonno, mia madre, insomma, la mia vita! Qualche volta Silvano viene a casa mia e io gli mostro, con un po’ di vergogna, la mia collezione: lui la guarda e, ogni tanto, prende in mano una cartolina e afferma che lui, quella, non l’ha mai vista; io penso che lui voglia solo darmi una piccola soddisfazione, ma mi fa tanto felice. In questo modo noi perdiamo tante ore: una cartolina la guardiamo davanti e dietro, vediamo chi l’ha scritta, a chi è stata inviata, in quale anno e facciamo commenti su come e perché è cambiato il luogo rappresentato. Se poi è un castello di qualche nobile delle nostre parti commentiamo i fatti che hanno reso famoso il personaggio in questione. Per questo mi viene da piangere quando Silvano, sconsolato, pensa che la sua struggente passione non possa mai essere riconosciuta: si, perché, alcune volte, Silvano va in crisi e si mette ad arzigogolare discorsi molto negativi sulla possibile fine della sua smisurata collezione che, ripeto, non è solo costituita da migliaia di cartoline, ma è l’essenza della storia, della geografia,degli usi e costumi, insomma, delle vicende umane di chi ha popolato il nostro territorio. Lui al massimo dello sconforto, talvolta, mi dice:” Sai che fine farà la mia collezione? Quella della libreria di don Ferrante nei Promessi Sposi … dispersa su per i muriccioli…”. No, Silvano, io ho ancora fiducia e credo nei miracoli; tu hai un forziere che non può andare disperso su per i muriccioli ci deve ancora essere un ente pubblico o un mecenate che si metterà una mano sulla coscienza in modo che i nostri figli e nipoti possano godere di questo patrimonio che, senza esagerazioni, appartiene all’umanità. A proposito, la cartolina di Fombio che Silvano aveva trovato mi era totalmente sconosciuta e Silvano, con gesto signorile me l’ha regalata.

Erminio Pettinari da Fombio

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