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Parola di preside
Il corredo griffato che nessuno vuole
15 settembre 2017

Con l’avvio delle lezioni tutte le famiglie sono pienamente impegnate nel procurare un “dignitoso” corredo scolastico ai propri figli a cominciare dallo zainetto. Nei supermercati è un fiorire di proposte che invogliano all’acquisto di prodotti anche non griffati, mentre gli inviti dei canali pubblicitari sono di rivolgere lo sguardo soprattutto su prodotti griffati spesso oggetto di desiderio da parte dei nostri ragazzi. Le diverse associazioni dei consumatori sono al lavoro per mettere in guardia le famiglie dal peso che l’aumento della spesa scolastica farà sentire sul bilancio famigliare. È opinione diffusa che la spesa è direttamente proporzionale al livello di scuola frequentata, ragion per cui ciò che si spende per un ragazzo che frequenta una classe elementare è cosa diversa dalla spesa che si sostiene per la frequenza di un istituto superiore. La corsa all’acquisto è cominciata e come sempre accade in queste circostanze, le attenzioni soprattutto di bambini e adolescenti si concentrano su prodotti che meglio richiamano i propri eroi e le loro imprese o i propri beniamini che più di qualsiasi altro riescono a veicolare il desiderio di acquisto.
Sono tutte situazioni che portano a commettere grossolani errori dalle inevitabili ricadute sul portafoglio. Innanzitutto assecondare la spasmodica ricerca del prodotto griffato rimane sempre il “peccato” originale dei genitori che fanno fatica a far capire ai figli, soprattutto ai più piccoli che di solito sono i più emotivamente presi dall’avvicinarsi del ritorno sui banchi, che una firma, spesso collegata all’immagine dei propri beniamini animati, non sempre può avere il primato nella scelta. Questo atteggiamento è portato più ad essere una risposta a una sollecitazione pilotata che non a una selezione del prodotto in base all’utilità che lo stesso acquisirà nell’arco dell’anno scolastico.
Il mercato pubblicitario, tradizionalmente pressante in televisione con il ritorno in classe, può far spendere fino a un 40% in più sui prodotti griffati rispetto ad altri anonimi ma di pari qualità. Bisogna far capire ai ragazzi che uno zainetto e un astuccio firmati, ad esempio, non sono mica un bene rifugio, ma sono solo una risposta a una sollecitazione opportunamente e magistralmente condizionante. Televisione, carta stampata, mercato on-line, ma anche il classico passa parola, sono i canali di “induzione” che raramente consentono una serena riflessione per trovare in un prodotto di ripiego la risposta adatta alla situazione economica della famiglia.
Circostanza questa che deve essere necessariamente presa in considerazione dagli adulti chiamati a rispondere alle sollecitazioni e alle insistenze dei ragazzi.
La foga di cadere nei condizionamenti conduce, talvolta, a trascurare persino la quantità dell’acquisto e questo spiega il perché alcuni comprano zaini, astucci, cancelleria in genere, senza un minimo di equilibrio sull’effettiva necessità richiamata. Che dire del materiale che si compra senza che trovi poi un regolare utilizzo durante l’anno scolastico. Peraltro vale la pena sottolineare che uno zaino già in uso, sia pure in buone condizioni, diventa un oggetto di scarto per il solo motivo che un nuovo anno scolastico vuole tutto nuovo anche quello che nuovo non è, ma è in perfette condizioni d’uso. E’ un condizionamento psicologico che trova buon gioco nella tradizionale “follia” consumistica di settembre.
In questi casi i genitori devono evitare di farsi prendere dall’ansia d’acquisto di tutto il materiale scolastico, col rischio di scivolare nello spreco reso evidente da un diverso modo di pensare dell’insegnante nei primi giorni di scuola.
Bisogna evitare che un salasso economico scaturito dal desiderio di non far mancare nulla ai figli, limiti la voglia di dormire. E’ pur vero che la spesa più grossa per la scuola è rappresentata dai libri di testo che però, diciamolo pure, non necessariamente devono essere nuovi.
Esiste un fervido mercato parallelo alle librerie dove un buon usato consente di ridurre notevolmente la spesa e questo è salutare soprattutto quando in casa ci sono più figli che frequentano scuole di diverso ordine e grado. Interessante è anche l’editoria elettronica che consente di scaricare sul proprio iPad libri e dizionari a prezzi molto contenuti con la possibilità, per i dizionari, di scaricare gli aggiornamenti annuali senza per questo impegnarsi nell’acquisto di edizioni aggiornate. Buona regola è non fermarsi mai alle prime proposte incontrate sugli scaffali dei supermercati. Come pure ottima è l’idea suggerita da diverse associazioni di consumatori che consigliano di non impegnarsi nell’acquisto del materiale, assecondando la logica del tutto e subito.
I supermercati e le cartolibrerie passata la buriana tipica d’inizio anno, praticano interessanti sconti sulla cancelleria di maggior utilizzo, consentendo un ottimo risparmio che si fa sentire sul bilancio famigliare. Dunque i consigli non mancano al fine di consentire un approccio al problema con razionalità e concretezza. La situazione di congiuntura, da cui non siamo ancora completamente usciti, impone una freddezza di ragionamento che dovrebbe superare ogni insistenza emotiva dei figli ai quali vuoi per incoscienza, vuoi per calcolo si fa fatica a far capire quanto importante sia avere un approccio razionale alla logica dell’erba voglio.
Certamente non sono di aiuto né i martellanti messaggi pubblicitari, né gli scaffali dei supermercati stracolmi di ogni articolo scolastico, ma vale sempre la pena ricordare che ci sono bisogni necessari e bisogni superflui e che non tutto il materiale scolastico promosso è necessario.
Ritengo utile, a tal proposito, ricordare il buon Socrate che fermatosi davanti ad una delle tante bancarelle nella piazza di Atene e guardando la merce esposta, esclamò con un certo stupore: «ma guarda di quante cose hanno bisogno gli ateniesi per campare».
Allora mi domando: ma veramente i nostri ragazzi hanno bisogno di tutta la merce esposta per andare a scuola? E poi. Siamo così sicuri che comprare un prodotto griffato sia la miglior risposta alla sete di acquisto?
Siamo sicuri che comprare tutto quanto esposto rende felici e sereni i nostri ragazzi al punto da rappresentare una sicura polizza sul rendimento nello studio?
Sono domande provocatorie che però nulla tolgono al problema sollevato e il problema qui è solo uno: limitare la spesa del corredo scolastico all’essenziale, verificare le varie offerte dei diversi supermercati o cartolerie, abbandonare l’idea che la griffe è garanzia di qualità, non scartare il mercato parallelo, approfittare dei prodotti compatibili con la tecnologia.
«Qui habet aures audiendi, audiat» che tradotto letteralmente, vuol dire «chi ha orecchi per intendere, intenda».

Corrado Sancilio, preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

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