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S. Maria Bertilla Boscardin
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Salute mondiale
Un’età media che si alza, ma non basta
29 settembre 2017

Anche quest’anno è stato pubblicato (sulla rivista medica “The Lancet”) il Global Burden of Disease Study (Gbd), relativo ai dati dell’anno 2016. Lo studio, promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità fin dal 1990, è stato realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation, con i fondi della Bill & Melinda Gates Foundation e dello Stato di Washington; alla sua compilazione hanno partecipato oltre 2500 collaboratori provenienti da 130 paesi. In base ai dati raccolti, quale è dunque la fotografia dello stato attuale della salute mondiale? Anzitutto va rilevata la buona notizia della costante diminuzione, in tutti i gruppi di età, dei tassi di mortalità a livello globale. Il raggiungimento di questo obiettivo è senz’altro dovuto, soprattutto a partire dal 2006, ai progressi compiuti per ridurre la mortalità di alcune malattie, come infezioni respiratorie, diarrea, nascite pretermine, Hiv/Aids e malaria, che in soli 10 anni sono diminuite complessivamente del 30%.
I progressi più significativi si sono registrati nella fascia di età fino ai 5 anni, dove per la prima volta i decessi sono scesi sotto i 5 milioni: nel 1970 erano 16,4 milioni, nel 1990 11 milioni, e nel 2006 7,5 milioni.
Dal Gbd emerge inoltre che l’attuale aspettativa di vita media globale alla nascita è di 75,3 anni per le donne e di 69,8 anni per gli uomini. È il Giappone a registrare la più alta speranza di vita per entrambi i sessi (83,9 anni) e la più elevata per le donne (86,9), mentre è Singapore a detenere il record (81,3) per la popolazione maschile passa.
Anche l’Italia occupa in questa graduatoria una posizione di tutto rispetto, al di sopra della media dei paesi ad alto reddito; nel Bel Paese infatti l’aspettativa di vita attuale è di 84,6 anni per le donne e 79,9 per i maschi. Purtroppo, è la Repubblica Centrafricana a vestire la “maglia nera” dell’aspettativa di vita più bassa (50,2 anni).
Circa le cause di morte e di disabilità, c’è da segnalare che le morti da malattie infettive sono globalmente diminuite; con la sola eccezione della dengue (aumentata del 81,8% rispetto al 2006) e della tubercolosi resistente ai farmaci (un aumento del 67,6% rispetto al 2006), che nel 2016 hanno causato rispettivamente 37.800 morti la prima e 10.900 morti la seconda.
Dal rapporto risulta anche come il 72,3% di tutte le morti sia dovuto a malattie non trasmissibili, fra le quali primeggia – con l’eccezione dei paesi a più basso reddito – l’infarto, con un aumento del 19% a livello mondiale dal 2006 (in Italia +10,5 %).
Anche le morti per diabete sono aumentate in modo consistente (+ 31,1% sul 2006), facendo registrare un numero assoluto di 1,43 milioni, una quantità maggiore di quelle da tubercolosi (1,21 milioni) e da malaria (719.500).
Pur segnando una diminuzione complessiva (-3% rispetto al 2006), le morti per suicidio rimangono purtroppo estremamente elevate (817.000), con un crescente aumento del ricorso ad armi da fuoco, analogamente ai casi di decessi dovuti ad aggressioni interpersonali (globalmente 390.000). Ma la vera piaga riguarda l’aumento enorme e drammatico delle morti dovute a conflitti e terrorismo, che hanno raggiunto le 150.500 unità (+143% rispetto al 2006), in gran parte legate ai conflitti in Nord Africa e Medio Oriente.
Alla diminuzione dei tassi globali di mortalità rispetto al 1990, però, non ha corrisposto una analoga riduzione degli anni vissuti liberi da disabilità. Per molte importanti cause di disabilità, infatti, i tassi sono rimasti stabili, mentre per altre (come il diabete) sono persino aumentati.
È stata la fascia di età fra i 40 e i 69 anni a registrare il maggiore aumento dei tassi di disabilità, per lo più in relazione a patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e, in particolare, a discopatie delle vertebre lombari e cervicali (per altro, prima causa di disabilità in Italia), patologie sensoriali (come perdita dell’udito o cecità, emicrania, depressione, disturbi d’ansia e anemia da carenza di ferro.
Le disabilità gravi, invece, sono causate soprattutto da ictus, broncopneumopatie ostruttive, diabete e cadute. A tal proposito, il Gbd non manca di rilevare come le prime tre di queste cause siano legate in misura significativa agli stili di vita, e in particolare al fumo e alla dieta.
Aumentano anche i casi di Alzheimer e di altre demenze legate all’età; in Giappone e in Italia, il loro numero è addirittura raddoppiato, rispetto alle aspettative di dieci anni fa. “Dato che le popolazioni stanno invecchiando e la prevalenza di malattie disabilitanti aumenta notevolmente con l’età – ha commentato Christopher Murray, direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation – i sistemi sanitari dovranno affrontare una crescente domanda di servizi generalmente più costosi degli interventi che hanno permesso una diminuzione della mortalità nell’infanzia o in età adulta”.
Beh, c’è proprio da sperare che il prossimo Gbd ci porti notizie più confortanti!

Maurizio Calipari

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