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S. Maria Bertilla Boscardin
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Non portare la minigonna dalla polizia
2 ottobre 2017

Nella cerchia dei miei amici lodigiani ce ne sono alcuni che “fanno collezione” di multe: divieto di sosta, eccesso di velocità. Quando ne arriva una si arrabbiano, la pagano e poi se ne dimenticano, fino a quella successiva. Capita, perché siamo tutti di fretta e spesso è necessario spingere sull’acceleratore o arrangiarsi con parcheggi originali, arte nella quale l’italiano creativo peraltro eccelle. Quanto a me, ho ricevuto poche sanzioni nella mia vita di automobilista italiana, anche perché prediligo la bicicletta, ma di recente mi è capitato di prendere una multa in Gran Bretagna. Così mi sono ritrovata a confronto con le regole sulla sicurezza stradale britannica, che sono diverse e non solo perché si guida sul lato opposto.
Per cominciare da queste parti, quando arriva una multa per eccesso di velocità (nel mio caso perpetrato andando a 34 miglia anziché 30, alle sette di una domenica mattina su una strada deserta) le conseguenze sono un po’ più pesanti. Ci sono sempre la sanzione pecuniaria di 110 sterline e la cancellazione di tre punti dalla patente di guida (che in Italia arrivano invece solo se si supera il limite di oltre dieci chilometri, mentre prima esiste la multa ma inferiore). A tutti, poi, nel Regno Unito viene offerta anche la possibilità di evitare la perdita dei punti, seguendo un corso di quattro ore sulla sicurezza stradale. Timorosa per il futuro, ho deciso di farlo e di tornare sui banchi e così ho scoperto che sulle questioni di polizia qui davvero non si scherza. Il primo segnale è arrivato con la lettera di convocazione che ho ricevuto a casa, dopo aver scritto nel modulo allegato alla multa, che volevo fare il corso. Intanto hanno individuato la data del corso per me senza preoccuparsi se avessi impegni o meno. Quando gli ho spiegato al telefono che nel giorno designato dovevo essere all’estero, mi hanno chiesto di produrre una copia del biglietto aereo. Solo dopo aver controllato che fosse vero, ho ricevuto una nuova convocazione, cui ho pensato di non oppormi, anche se era il primo giorno di scuola e ciò mi ha costretta a spedire mia figlia in classe accompagnata da qualcun altro.
Sulla lettera, poi, venivano indicati la lista dei documenti da portare per l’identificazione (come se qualcuno avesse piacere di imbucarsi a fare questi corsi senza esservi costretto) e un codice di comportamento, lungo più di mezza pagina, con indicazioni abbastanza originali. Dall’invito a non presentarsi ubriachi o drogati (comportamento piuttosto rischioso dentro un ufficio di polizia) a quello a vestire in modo decoroso. «Abiti inadatti, che possano distrarre l’attenzione degli altri partecipanti al corso o degli insegnanti non saranno ritenuti accettabili e l’allievo che li indossa verrà escluso dal corso e non rimborsato per la spesa di iscrizione che ha sostenuto» recitava la lettera. Ho tradotto il suggerimento come un invito a non indossare mingonna e tacchi per la lezione e mi sono presentata in pantaloni neri e maglia oversize. Come il resto delle signore presenti. Quando mi sono guardata intorno, mi è quasi venuto da ridere per la sobrietà dell’abbigliamento. Quando però il responsabile del corso ha iniziato a parlare, il sorriso si è spento. Perché la lezione che pensavo riguardasse cartelli stradali, regole e leggi, in realtà puntava a instillare senso di colpa e paura in coloro che avevano premuto troppo sull’accelleratore. Statistiche sulle vittime, spesso bambini, video con gli esiti di uno scontro tra vetture anche a bassa velocità, informazioni sui tempi lenti di reazione che si hanno quando si sta al volante. Tre ore di dettagli ed esempi messi in fila per spingere la gente ad andare piano o… a buttare la patente.
Devo confessare che sono uscita da questa esperienza con un timore reverenziale per limiti di velocità e cartellonistica stradale e con un’attenzione rigorosa alle regole stradali, del tutto simile a quella che anima I sudditi di sua maestà. Soprattutto quando si tratta della guida in stato di ebbrezza, per cui esistono sanzioni giustamente più severe e limiti minimi. Tanto che in Gran Bretagna, se si programma di
uscire a cena e bere anche solo un bicchiere di vino a tavola, poi non ci si mette al volante. Non che questo cancelli l’abitudine alle sbornie del fine settimana, va detto. La soluzione sono i servizi taxi per le serate alcoliche in compagnia. Venerdì e sabato sera vanno alla grande, tanto che conviene prenotarli con largo anticipo.

Caterina Belloni

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