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APPUNTAMENTI
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maggio, 2012
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| LUIGI ANELLI |
Tutto si può dire dell’abate Luigi Anelli, ma non che fosse una persona facile ed accomodante. La sua vita fu segnata dal rigore e dalla fedele adesione alle proprie idee che lo portarono quasi sempre a scontrarsi con tutto e con tutti. Nato a Lodi nel 1813, l’Abate Anelli fu repubblicano e democratico convinto e dopo le Cinque Giornate di Milano, nel 1848, venne eletto nel Governo provvisorio della Lombardia per la provincia di Lodi e Crema. Qui si schierò contro l’annessione della Lombardia alla monarchia sabauda in contrasto con la stessa Congregazione Provinciale di Lodi e Crema. E ancora, nel 1860, quando fu eletto deputato del Parlamento Subalpino, sedeva a destra per il suo abito talare, ma votava con l’estrema sinistra. In occasione della cessione di Nizza e Savoia, tenne un discorso critico contro Cavour e gli venne tolta la parola. Conseguenza ovvia fu la presa di posizione della Giunta Municipale di Lodi a favore del Cavour contro il suo parlamentare. Disgustato dalla politica, l’abate finì per ritirarsi a Nizza. Ma nel 1870 il Concilio Vaticano I proclamò l’infallibilità del Papa e questo fatto non poteva esser digerito da un abate che aveva avuta la sua formazione teologica sotto il giansenista Mons. Alessandro Maria Pagani. Scrisse allora una “Storia della Chiesa per un vecchio cattolico italiano” che fu pubblicata anonima nel 1873 a Milano e nella quale si schierava contro il dogma dell’infallibilità. La Sacra Congregazione dell’Indice impiegò quattro anni ad individuare l’autore; alla fine l’abate Anelli fu condannato e dovette scrivere una lettera di ritirattazione. Ridotto al silenzio, non cambiò certo idee anche se il colpo fu grave. Morì il 19 gennaio 1890 dopo aver ricevuto dal Consiglio comunale di Milano la medaglia d’oro di membro del Governo Provvisorio di Lombardia del 1848.
ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)
El destin de un om l'é el sò caràter:
il nostro destino non dipende solo dal fato; è soprattutto la conseguenza di come sappiamo affrontare la vita.
Vés un bel géner:
essere un tipo particolare, ameno, originale, intrattabile.
Picà föra le ùnge:
metter fuori le unghie (anche in senso figurato).
Insegnà a le musche a rampegà sü i vedri:
dare consigli a chi è già esperto e ne sa di più.
Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it
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