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APPUNTAMENTI
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maggio, 2012
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| DON CARLO GNOCCHI |
Scrivono Age Bassi e Luigi Samarati nel loro volume “Lodigiani protagonisti”: “San Gualtero esercitò la carità fra i pellegrini e gli infermi nel Medioevo, Santa Cabrini fra gli emigrati al principio del secolo, Don Gnocchi cercò di mitigare le atroci sofferenze causate ai bambini dalla Seconda Guerra Mondiale”. L’opera e la figura di Don Gnocchi furono effettivamente straordinarie e meraviglia quanto abbia potuto fare un uomo solo grazie alla fede incrollabile e all’amore per il prossimo. Nacque nel 1902 a San Colombano al Lambro. Giovanissimo si trasferì con la famiglia a Milano dove venne consacrato prete. Quando fu coadiutore presso la parrocchia di San Pietro in Sala o assistente spirituale degli universitari milanesi; quando fu in Russia con gli Alpini o in carcere a San Vittore egli seppe seminare la forza della sua immensa fede. Proprio in Russia, molti soldati prima di morire avevano affidato i loro orfani a Don Carlo e lui, finita la guerra, iniziò la sua grande missione. Cominciò a raccogliere nella Casa dei Grandi Invalidi di Arosio le migliaia di piccole vittime dei bombardamenti e si consacrò anima e corpo ai suoi “mutilatini”. Grazie ad un’opera instancabile nel 1953 la sua Fondazione Pro Iuventute contava otto collegi a Inverigo, Marina di Massa, Roma, Salerno, Parma, Pessano e Pozzolatico. Dal 1954 iniziò a occuparsi dei piccoli poliomielitici e fondò il Centro Pilota per Fanciulli Poliomielitici la cui prima pietra venne posata a Milano il 12 ottobre 1955 dal presidente della Repubblica Gronchi.
Purtroppo un male incurabile stroncò la forte tempra di Don Gnocchi che offrì anche le ultime energie per la sua causa. Morì alla fine di febbraio del 1956. Le sue ultime parole, rivolte ai più stretti collaboratori, sono ormai entrate nel mito: “Amis - disse - ve recumandi la mia baracca”.
ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)
Chi l'è che 'l dà el g'ha:
"io ho quel che ho donato".
Menad 'me San Quintin:
squattrinato, povero in canna.
Ugin bel, quest chì l'é sò fradel,
uregina bela, questa chì l'é sò surela,
buchin de frà..., campanin de sunà...,
din din din din:
trastullo infantile; si sfiora ciascuna delle parti citate, prendendo alla fine fra indice e pollice il nasino come fosse un campanello.
Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it
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