giovedì 2 settembre 2010 ore 22:18,  S. Elpidio
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FANFULLA DA LODI
Mai si parlò e si scrisse tanto di un prode combattente la cui esistenza continua ad essere avvolta nel mistero. Chi ha tentato in modo autorevole di alzare il velo dell’enigma sul personaggio più famoso di Lodi, è stato don Pietro Novati che nel suo volume “Fanfulla da Lodi” (Edizioni Lodigra f, 1982) traccia con documentazione certa un veritiero ritratto di questo intrigante personaggio. Sino agli studi di don Novati due erano i dati relativi al nostro condottiero: aveva partecipato alla disfida di Barletta ed era stato il personaggio letterario portato ai fasti della celebrità grazie all’“Ettore Fieramosca” di Massimo D’Azeglio. Si presume che Fanfulla sia nato a Basiasco nel 1475 da Domenico Alon e Angela Folli. Ebbe più nomi ed in particolare Giovanni o Giovanni Battista, Bartolomeo (per paragonarlo a Bartolomeo Colleoni) e Tito (in onore del grande imperatore romano). Secondo don Novati ebbe almeno quattro figli, Marc’Antonio, Ambrosio, Giorgio e Domenico, e nove nipoti. Come scrive don Novati, “non v’è battaglia importante combattuta a cavallo del Cinquecento a cui Fanfulla non abbia partecipato, prima come semplice soldato di ventura e poi come Capitano di Bandiera (Alfiere) colla sua Lanza di cinquanta uomini d’armi direttamente sottoposti ai suoi comandi e al suo soldo”. Il Fanfulla girò tutta l’Italia dando prova del suo grande coraggio. Egli partecipò all’assedio di Pisa del 1499 al fianco di Paolo Vitelli; alla battaglia di Cerignola del 1503, al servizio del Duca di Termoli; alla disfida di Barletta del 1503; alla battaglia di Ravenna del 1512 in cui fu fatto prigioniero; alla battaglia di Villafranca (1515). Molto probabilmente morì nella battaglia di Pavia il 24 febbraio 1525.


ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)

A un bon suldà ogni arma la ghe sa a fà:
come dire che non è l'arma che fa il soldato, ma è la valentia del soldato che prevale sull'arma.

I suldà: due i van muruša fan; due i pàsun muruša làsun.

Cantà el demi, demi:
cantare il "datemele, datemele"; andare in cerca di percosse (detto come minaccia a uno che insiste in comportamenti fastidiosi o provocatori).

Düra guera, che mì rešisti!
motto ironico, rivolto a che se la passa benone.



Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it



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