martedì 23 settembre 2014 ore 18:22,  S. Padre Pio da Pietrelcina
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MAFFEO VEGIO
Maffeo Vegio nacque a Lodi nel 1407 da famiglia benestante di origine bergamasca. Studiò diritto a Milano e Pavia. Ma la sua vera passione erano il latino, i classici, i poemi di Virgilio. Gli interessi di Vegio spaziavano anche, oltre alla cultura umanistica, all’archeologia, alla filologia, alla pedagogia e alla religione. Infatti, in età matura, decise di farsi prete. L’arrivo a Pavia di Lorenzo Valla, umanista di fama nazionale, fu determinante nella formazione culturale di Vegio che nel 1436 entrò a far parte della Curia pontificia quale Datario e scrittore dei “Brevi” di Papa Eugenio IV (1431 - 1447). Divenuto Canonico in San Pietro conservò il suo incarico in Curia anche con Papa Nicolò V e col suo successore Callisto III. Vegio scriveva in latino e le sue opere giovanili risentivano dell’entusiasmo per gli antichi maestri della poesia e della prosa. Tra queste ricordiamo un supplemento all’Eneide dal titolo “Libri duodecimi Aeneidos supplementum”; un poemetto “Pompeiana”, il carme “De hirundine”, il poemetto epico “Astyanax” ed una serie di epigrammi raccolti sotto il titolo di “Rusticalia”. Infine nell’ultimo periodo dei suoi studi pavesi scrisse un’opera filosofica dal titolo “De verborum significatione”. Trasferitosi a Roma, il contatto e la lettura dei testi dei Padri della Chiesa, in particolar modo di Agostino, fece sì che l’umanesimo di Maffeo Vegio si arricchisse della fede e della cultura cristiana. Scrisse allora la “Antoniade” sulla vita di Sant’Antonio Abate, un libro su Celestino V ed in particolare una vita di Santa Monica in tre libri. Il capolavoro di Vegio autore cristiano fu la vita di S. Bernardino da Siena. Nel 1448 diede alle stampe il trattato in sei volumi “De liberorum educatione” che gli permise di avere un posto importante nella storia della pedagogia. Maffeo Vegio morì a Roma nel 1458 e venne sepolto nella chiesa di S. Agostino.


ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)

Vün indré de scritüra/cutüra:
ignorante, analfabeta; ingenuo, sprovveduto.

àšin de natüra chi l'è che cunus no la sò scritüra.

A stüdià trop, se diventa mati.

Cinquantàla:
annoiare, cincischiare, tirarla per le lunghe, indugiare sul medesimo discorso.

Fà i pé a le musche:
cavillare, arzigogolare, sofisticare.



Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it



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